di George T.
La Repubblica di Moldova si è svegliata questa mattina con un profondo senso di sollievo e di inquietudine allo stesso tempo. Le elezioni parlamentari tenutesi il 28 settembre hanno confermato ancora una volta ciò che i cittadini moldavi dicono ormai da anni: il loro futuro è in Europa. Le urne hanno trasmesso un messaggio chiaro: i cittadini vogliono camminare saldamente sulla strada dell’Europa, lasciandosi alle spalle le ombre della morsa di Mosca.
Non è la prima volta che i moldavi si esprimono. Le elezioni presidenziali dello scorso anno e il referendum sull’adesione all’UE avevano già mostrato una nazione determinata ad assicurarsi un posto nella famiglia europea. Il voto di ieri ha solo rafforzato questa visione. È stata più di una competizione politica: è stata una prova di resilienza, di identità, per capire se la Moldavia può resistere alla pressione della storia e scegliere la propria strada per il futuro.
Una società sotto pressione
La campagna è stata tutt’altro che pacifica. Le strade, l’etere e gli spazi online del Paese erano pieni di messaggi polarizzanti. I partiti politici si sono attaccati l’un l’altro senza sosta, i media hanno spesso ripreso le linee di parte e i cittadini sono stati coinvolti in una tempesta di disinformazione. L’interferenza della Russia è stata visibile a ogni passo: attacchi informatici contro istituzioni chiave, tentativi di acquisto di voti e propaganda coordinata volta a indebolire la fiducia dei cittadini nella democrazia stessa.
Nonostante questa pressione senza precedenti, le istituzioni statali moldave hanno tenuto duro. I funzionari elettorali hanno lavorato instancabilmente per garantire che il voto fosse libero ed equo, mentre i cittadini comuni, in Moldova e all’estero, hanno dimostrato un coraggio straordinario semplicemente presentandosi ai seggi elettorali. In quell’atto collettivo di voto, la Moldavia ha dimostrato di essere in grado di opporsi alla manipolazione.
L’ombra di Mosca rimane
Ma la storia non finisce con i risultati. Mentre si scrutinavano le schede, i leader dell’opposizione sostenuti da Mosca preparavano la prossima mossa. Igor Dodon, capo del Blocco Elettorale Patriottico, aveva già indetto proteste di massa per il 29 settembre, prevedendo la sconfitta del suo partito. Altre forze di opposizione si sono rapidamente dichiarate pronte a unirsi a lui, mostrando ancora una volta quanto profonda sia l’influenza russa.
La strategia di Mosca è vecchia: screditare i processi democratici mettendone in dubbio la legittimità, spingere la gente in strada e provocare scontri che erodano la fiducia nelle istituzioni pubbliche. L’obiettivo non è vincere le elezioni, ma paralizzare la Moldavia, mantenerla debole, divisa e insicura finché la gente comune non inizierà a dubitare che la democrazia possa proteggerla.
Una democrazia fragile ma determinata
Per ora, la Moldavia ha superato la prova. Le elezioni sono state trasparenti, democratiche e un forte segno di maturità in un Paese che ha sopportato troppe cose: dalle difficoltà economiche della guerra in Ucraina, alle cicatrici della pandemia COVID-19, fino alle infinite ingerenze di Mosca. I cittadini hanno dimostrato di saper resistere alle pressioni e di scegliere un destino europeo.
Ma la prova non è finita. L’instabilità potrebbe protrarsi nelle prossime settimane e i partiti di opposizione non rinunceranno facilmente ai loro tentativi di rovesciare la volontà popolare. La vera sfida per la Moldavia inizia ora: trasformare questa vittoria democratica in una stabilità a lungo termine, costruire istituzioni abbastanza resistenti da resistere sia al tradimento interno che al sabotaggio esterno e dimostrare che la Moldavia non sta solo sopravvivendo alla storia, ma la sta plasmando.
Il popolo ha parlato. Il percorso europeo non è più un sogno, è un impegno. Resta da vedere se i leader, le istituzioni e la società moldava sapranno portare avanti questo impegno di fronte alle pressioni, alle proteste e alle provocazioni.













