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Cipro si oppone e la riforma della tassa sul tabacco mette in evidenza le sottili tensioni tra Commissione e Consiglio

Cipro è emersa come un inaspettato punto di snodo nei negoziati per la revisione della Direttiva sulle accise del tabacco (TED), attesa da tempo, dopo aver proposto limiti agli aumenti delle imposte sul tabacco legati all’inflazione. Una mossa che ha dato nuovo slancio al crescente attrito istituzionale tra le ambizioni della Commissione europea e l’istinto di controllo politico del Consiglio. Secondo la proposta cipriota, gli aggiustamenti legati all’inflazione dei minimi dell’imposta sul tabacco dell’UE sarebbero soggetti a un tetto, limitando l’entità degli aumenti automatici piuttosto che consentire ai livelli di accisa di aumentare completamente in linea con l’inflazione annuale.

La direttiva, ufficialmente inquadrata come strumento di salute pubblica, anche a sostegno del “Piano per sconfiggere il cancro” dell’UE, è stata inizialmente concepita per modernizzare le accise e inserire più saldamente i prodotti emergenti a base di nicotina nel quadro fiscale dell’UE. Il 16 luglio 2025, la Commissione europea ha pubblicato la sua proposta di revisione della Direttiva sulle accise del tabacco (TED). Questa proposta segna il punto di partenza di un processo politico che richiede l’accordo di tutti gli Stati membri dell’UE. Se adottata, la TED riveduta entrerà in vigore il 1° gennaio 2028.

Tuttavia, mentre le discussioni all’interno del Consiglio avanzano, la riforma sta assumendo una dinamica familiare a Bruxelles: la spinta della Commissione per strutture durevoli e basate su regole che si scontrano con la preferenza degli Stati membri per la flessibilità, la discrezionalità e la supervisione nazionale.

Al centro della controversia c’è la questione dell’indicizzazione automatica dell’inflazione. Un meccanismo che garantirebbe un aumento annuale delle accise in linea con l’inflazione, evitando che il valore reale dei livelli minimi di tassazione venga gradualmente eroso nel tempo.

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Durante i negoziati in seno al Consiglio, la disposizione sull’adeguamento all’inflazione sarebbe stata eliminata dalla bozza di testo. Al suo posto, i negoziatori stanno prendendo in considerazione un meccanismo di revisione più lento, che dovrebbe iniziare nel 2035, e che consentirebbe una rivalutazione periodica piuttosto che aumenti annuali automatici. La modifica può sembrare tecnica, ma ha un significato politico inequivocabile.

Un dossier tecnico che diventa politicamente carico

Sulla carta, la revisione della TED è un esercizio di routine: aggiornare i livelli minimi di accisa, affrontare i cambiamenti del mercato dopo l’ultima grande riforma ed espandere la copertura a prodotti che dieci anni fa esistevano a malapena nella loro forma attuale.

Tuttavia, l’indicizzazione automatica all’inflazione non è mai stata un semplice dettaglio. Rappresentava uno strumento strutturale, che avrebbe spostato la direttiva da un quadro statico a un meccanismo di autoaggiornamento.

Dal punto di vista della Commissione, tali meccanismi sono attraenti perché rendono la legislazione “a prova di futuro”, riducono la necessità di ripetute rinegoziazioni e assicurano che gli obiettivi politici a lungo termine siano isolati dalle mutevoli priorità politiche nazionali.

Ma all’interno del Consiglio, l’appetito per tale automaticità è sempre stato limitato, soprattutto quando la politica si traduce direttamente in prezzi al consumo.

Cipro e la preferenza del Consiglio per una “flessibilità gestita”

La richiesta di Cipro di un tetto agli aumenti legati all’inflazione riflette una mentalità più ampia del Consiglio: la politica delle accise dovrebbe rimanere politicamente gestibile, soprattutto in un momento in cui l’inflazione e le pressioni sul costo della vita rimangono elevate in tutta Europa.

Per i governi nazionali, le imposte sul tabacco non sono solo strumenti di salute pubblica. Sono anche strumenti per le entrate e leve di prezzo politicamente sensibili. L’idea di inserire aumenti annuali automatici nel diritto dell’UE rischia di ridurre il margine di manovra nazionale e di esporre i governi a critiche interne su quelli che potrebbero essere considerati aumenti dei prezzi imposti dall’esterno.

È qui che la tensione istituzionale diventa visibile. La logica politica della Commissione è a lungo termine e strutturale. La logica politica del Consiglio è immediata e nazionale. Nessuno dei due si oppone apertamente all’altro, ma entrambi danno forma alla direttiva in modi che riflettono istinti istituzionali diversi.

Una lotta silenziosa per il controllo, non per gli obiettivi

Pochi Stati membri contestano gli obiettivi generali dell’UE in materia di salute. Il fumo rimane una delle principali cause di morte prevenibili e l’aumento delle accise è ampiamente riconosciuto come un modo efficace per ridurre il consumo, in particolare tra i giovani. Tuttavia, l’approccio del Consiglio suggerisce che i governi, pur sostenendo la direzione di marcia, rimangono cauti sugli strumenti utilizzati per raggiungerla.

La notizia dell’eliminazione dell’indicizzazione automatica sembra riflettere un sottile spostamento nell’equilibrio dell’influenza. Dalla preferenza della Commissione per regole che operino indipendentemente dalla politica, si è tornati a un modello guidato dal Consiglio, in cui gli adeguamenti restano soggetti a negoziazione, tempistica e discrezionalità nazionale. In termini di Bruxelles, si tratta di uno schema familiare: la Commissione fissa le ambizioni, il Consiglio gestisce i limiti.

Ritorna l’argomento del commercio illegale

Le preoccupazioni per il commercio illegale sono state nuovamente addotte come giustificazione per un approccio più moderato. I governi, diffidenti nei confronti di forti aumenti di prezzo, sostengono che le grandi differenze tra gli Stati membri possono alimentare il contrabbando e gli acquisti transfrontalieri.

I sostenitori della salute pubblica ribattono che il commercio illecito è determinato più dalla capacità di applicazione della legge e dalle reti della criminalità organizzata che dalla sola tassazione. Tuttavia, all’interno dei negoziati del Consiglio, i prodotti del mercato nero rimangono un argomento politicamente potente. Ciò consente alle capitali scettiche di chiedere moderazione senza sembrare di indebolire la narrativa sulla salute pubblica.

Inoltre, fornisce una cornice conveniente per resistere ai meccanismi automatici: non si rifiuta un aumento delle tasse, ma si mette in discussione il ritmo e la prevedibilità dell’aumento.

Un dibattito più ampio: “Europa automatica” e sovranità politica

Il dossier sull’imposta sul tabacco è diventato parte di un dibattito più ampio a Bruxelles sull'”Europa automatica”, ovvero su quadri politici che si autoregolano attraverso formule, scale mobili e trigger legati all’inflazione.

Per la Commissione, tali meccanismi offrono continuità e credibilità. Per il Consiglio, invece, possono apparire come una centralizzazione incrementale in aree ancora considerate politicamente nazionali.

La fiscalità è uno dei settori più delicati e gli Stati membri hanno storicamente adottato una linea ferma contro qualsiasi struttura che assomigli a un’automazione fiscale a livello europeo.

La sostituzione dell’indicizzazione annuale con un meccanismo di revisione che inizierà solo nel 2035 suggerisce un compromesso tipico dei negoziati del Consiglio: la direzione rimane intatta, ma la tempistica diventa più lunga e il meccanismo più controllabile.

Una direttiva ancora in movimento

I negoziati sono in corso e ci si aspetta che il Parlamento europeo faccia pressione per ottenere un risultato più forte in materia di salute pubblica. Ma la precoce rielaborazione dell’indicizzazione dell’inflazione indica che il Consiglio sta definendo il dossier ben prima della partita politica.

Per gli addetti ai lavori di Bruxelles, il messaggio è chiaro: non si tratta semplicemente di una direttiva sulla salute pubblica. È anche un promemoria del funzionamento del potere istituzionale nell’UE, dove le ambiziose proposte della Commissione spesso si scontrano con un Consiglio determinato a preservare il controllo nazionale, in particolare nelle aree legate ai prezzi, alla tassazione e al sentimento degli elettori.

Cipro può essere la voce più visibile nell’attuale fase dei negoziati. Ma le dinamiche più ampie suggeriscono che non si tratta tanto di un intervento solitario quanto del riflesso di un riflesso istituzionale più profondo: mantenere la politica fiscale nell’ambito della politica, piuttosto che permetterle di diventare automatica.

L’eliminazione della disposizione rappresenta una battuta d’arresto per la CE e per i Paesi che sostengono la necessità di aliquote più elevate. Cipro vorrebbe finalizzare il disegno di legge entro giugno. Per l’approvazione di tutta la legislazione fiscale è necessaria l’unanimità dei 27 Stati membri dell’UE.

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