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Le “industrie del peccato” dell’UE si preparano alla battaglia fiscale mentre Bruxelles valuta nuovi prelievi basati sulla salute

Bruxelles si prepara a un nuovo scontro sulle “tasse sul peccato”, mentre i settori europei della nicotina, dell’alcol e degli alimenti trasformati si mobilitano dietro le quinte in risposta alle prossime riforme dell’UE che potrebbero ridisegnare il consumo, la strategia di salute pubblica e le entrate degli Stati membri.

Le linee di battaglia sono tracciate

Le industrie produttrici di tabacco, alcol e alimenti ad alto contenuto di zucchero o sale, definite collettivamente “industrie del peccato” nella letteratura politica, stanno intensificando il loro impegno con i responsabili politici dell’Unione Europea mentre la Commissione avanza un nuovo quadro di interventi fiscali e di salute pubblica.

Spinta dalle pressioni per migliorare la salute della popolazione, ridurre i costi sanitari a lungo termine ed esplorare nuove fonti di reddito a livello europeo, la Commissione europea sta riconsiderando il modo in cui questi beni dovrebbero essere tassati. Ciò ha scatenato quella che gli addetti ai lavori descrivono come “una guerra non dichiarata” tra le industrie, preoccupate di quanto pesantemente saranno prese di mira e di chi ne sosterrà il costo fiscale e reputazionale.

La tassazione dei prodotti contenenti tabacco, alcol e zucchero rappresenta uno strumento politico volto a scoraggiare il consumo e a promuovere gli obiettivi di salute pubblica. Il fondamento teorico di tale tassazione si basa sul principio delle esternalità negative: il consumo di questi beni genera costi sociali, tra cui l’aumento della spesa sanitaria, la diminuzione della produttività del lavoro e il degrado ambientale, che non si riflettono nei prezzi di equilibrio del mercato. Aumentando le tasse e di conseguenza i prezzi, la responsabilità finanziaria di questi costi sociali viene scaricata sui consumatori.

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Riforma della tassazione del tabacco bloccata in posizione neutrale

La tassazione del tabacco è tradizionalmente il settore più avanzato e armonizzato della politica delle accise dell’UE. Tuttavia, la riforma è in fase di stallo. Gli Stati membri sono in disaccordo sulle aliquote minime, su come classificare i nuovi prodotti a base di nicotina e se segnali di prezzo più aggressivi spingano i fumatori verso i mercati neri.

Gli esperti della Commissione hanno riconosciuto apertamente che “non siamo a un punto morto” nella realizzazione di una revisione unificata. I Paesi che dipendono dalle accise sul tabacco per i bilanci nazionali rimangono cauti, mentre gli attori della sanità pubblica sostengono che misure più incisive sono essenziali per raggiungere gli obiettivi europei di liberazione dal fumo.

Lo stallo ha dato all’industria del tabacco più spazio per fare pressioni discrete a favore di un ritmo di cambiamento più lento, sottolineando i timori del contrabbando, dell’aumento dei prezzi al consumo e dell’impatto sui gruppi a basso reddito.

I produttori di alcolici mettono in guardia da “oneri ingiusti

Anche i produttori di alcolici sono in allarme. Sebbene la maggior parte dei Paesi dell’UE applichi accise su alcolici, vino e birra, le aliquote differiscono notevolmente e le richieste di armonizzazione, motivate dalla salute, si fanno sempre più forti. I gruppi industriali insistono sul fatto che ulteriori tasse danneggerebbero in modo sproporzionato i piccoli produttori, distorcerebbero la concorrenza e minerebbero l’economia europea del vino e degli alcolici, che vale 360 miliardi di euro.

Sostengono che il settore è già pesantemente regolamentato e che tasse generalizzate sulla salute rischiano di trattare tutto il consumo di alcol, anche quello moderato, come intrinsecamente dannoso.

Tuttavia, le ONG che si occupano di salute e diversi Stati membri sono favorevoli a misure più severe a livello europeo, citando i tassi crescenti di malattie legate all’alcol e l’onere significativo sui sistemi sanitari pubblici.

Settore degli alimenti trasformati: Il nuovo fronte

La questione emergente più controversa è se gli alimenti trasformati ad alto contenuto di zucchero, sale o grassi saturi debbano essere sottoposti alla stessa “tassa sul peccato” (o imposta sulla salute) tradizionalmente applicata ad alcol e tabacco.

Ciò rappresenterebbe un importante cambiamento nel pensiero normativo dell’UE.

I produttori di bibite, dolciumi e alimenti confezionati temono di diventare il prossimo bersaglio di una tassazione orientata alla salute pubblica. Alcuni Stati membri hanno già introdotto tasse sullo zucchero a livello nazionale, ma Bruxelles sta ora valutando se misure a livello di blocco possano sostenere gli obiettivi sanitari e contribuire con nuove “risorse proprie” al bilancio dell’UE.

I gruppi industriali stanno esercitando pressioni per definire le definizioni e le soglie, sostenendo che il profilo dei nutrienti è complesso, che gli sforzi di riformulazione dovrebbero essere premiati e che una “tassa sul cibo spazzatura” a tappeto penalizzerebbe ingiustamente sia i produttori che i consumatori.

I principali attori dell’industria alimentare e delle bevande hanno espresso critiche sostanziali alla proposta di tassazione delle accise dell’Unione Europea per i prodotti ritenuti dannosi per la salute pubblica. Essi sostengono che la politica manca di un adeguato rigore scientifico, citando in particolare l’insufficiente differenziazione dei prodotti e la mancata considerazione delle variazioni contestuali nei modelli di consumo.

Uno scontro di narrazioni: Salute contro economia

Al centro della battaglia ci sono due narrazioni in competizione:

La narrativa della salute pubblica

  • Le tasse sui prodotti nocivi aiutano a ridurre il consumo.
  • I sistemi sanitari sostengono il costo a lungo termine di stili di vita non salutari.
  • L’armonizzazione a livello europeo eliminerebbe le scappatoie e rafforzerebbe la protezione dei consumatori.

La narrazione dell’industria e dell’economia

  • L’aumento delle tasse alimenta il commercio illecito e gli acquisti transfrontalieri.
  • Le “tasse sul peccato” colpiscono in modo sproporzionato i consumatori a basso reddito.
  • I nuovi prelievi rischiano di danneggiare le industrie manifatturiere consolidate e i posti di lavoro.
  • Gli Stati membri dovrebbero mantenere la sovranità sulla politica fiscale politicamente sensibile.

Queste pressioni contrastanti rendono il prossimo ciclo politico dell’UE insolitamente imprevedibile.

Stati membri divisi

I governi nazionali sono tutt’altro che uniti. Alcuni, soprattutto nell’Europa settentrionale e occidentale, sono favorevoli a un’azione più severa nei confronti di tabacco, alcol e alimenti non salutari. Altri sono più esitanti, sottolineando la competitività economica e il rischio di contraccolpi politici da parte dei consumatori e dell’industria.

L’assenza di consenso suggerisce che le riforme fiscali proposte potrebbero andare incontro a lunghe deliberazioni in seno al Consiglio, dove le decisioni di politica fiscale richiedono l’approvazione all’unanimità. Gli operatori del settore hanno espresso preoccupazione per il potenziale impatto economico negativo di accise elevate sui settori del tabacco, degli alimenti e delle bevande, in particolare per le aziende il cui portafoglio prodotti rientra nell’ambito del quadro normativo proposto. I rappresentanti dell’industria sostengono che tali misure di tassazione potrebbero comportare un aumento dei prezzi al consumo ed erodere la competitività sui mercati nazionali e internazionali.

Le associazioni di categoria sostengono una politica basata su dati concreti, affermando che valutazioni d’impatto complete devono precedere l’attuazione di regimi di tassazione sanitaria su larga scala. Queste parti interessate sostengono la necessità di un approccio politico multidimensionale, in cui gli strumenti fiscali siano integrati con interventi complementari, tra cui campagne di educazione alla salute pubblica e iniziative di riformulazione dei prodotti, piuttosto che essere utilizzati come meccanismi a sé stanti.

Con la collisione delle esigenze sanitarie, fiscali e di bilancio dell’UE, il ciclo legislativo del 2026 potrebbe ridefinire il modo in cui l’Europa regolamenta i prodotti nocivi o non salutari. Per ora, l’unica certezza è che il dibattito sulla “tassa sul peccato” a Bruxelles sta entrando in una delle fasi più controverse degli ultimi anni.

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