Superlega, Giletti: 'I big match sono così belli perché rari'

 "Io ho origini biellesi e il pallone è sempre stata una fede, ma questa storia mi ricorda tanto quella di Fra Dolcino: lui venne bruciato vivo perché era un eretico, oggi si rischia, e si rischiava, di produrre uno scisma": così il noto giornalista e conduttore tv Massimo Giletti, storico tifoso della Juventus, sulla questione Superlega.

"Mi disturba il fatto che io viva il calcio come sogno, ma il 'Dio denaro' lo sta distruggendo - ha continuato interpellato dall'ANSA - e cancellare il pathos e le emozioni da stadio provocherebbe danni incalcolabili per la nostra società". Il volto di La7 se la prende però anche con l'operato dell'Uefa: "E' paradossale che adesso diventino paladini dei più piccoli, al suo interno ci sono personaggi poco raccomandabili ed è un mondo opaco, non di certo trasparente - aggiunge Giletti - e ora ci sarà un braccio di ferro. O meglio, un braccio di rame...".

"Se non altro, il tentativo di creazione di questa Superlega ha il merito di chiedere una maggior attenzione nella distribuzione del denaro: è stato messo a nudo ciò che non funziona", osserva ancora Giletti, che sul futuro del calcio europeo non ha dubbi: "I campionati nazionali vanno preservati, però ci vorrebbe anche più spazio per le partite internazionali - spiega il giornalista dal cuore bianconero - perché è i grandi eventi sono vitali per lo sport. E' proprio la loro rarità, però, a renderli così affascinanti. E' bello che i big match ci siano una volta ogni tanto, così diventano storici, e penso per esempio a un Inter-Real Madrid. Altrimenti, si rischia troppo facilmente che la 'B' di Barcellona diventi la 'B' Bologna, ovviamente con tutto il rispetto per la formazione emiliana".
   


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